Acari, dermatite atopica ed alimentazione

Quando si ha un cane con dermatite atopica, spesso vengono consigliati cibi commerciali secchi che dovrebbero risolvere il problema (magari con diciture come sensitive o per problemi cutanei, etc).

Il problema fondamentale è che un UNICO cibo non può risolvere la dermatite del vostro cane, semplicemente perchè le cause delle dermatiti sono molteplici: intolleranze o allergie alimentari, carenze di vitamine e/o acidi grassi, allergie ambientali, problemi a reni e fegato, etc.

Quindi il primo passo è capire la causa e poi scegliere l’alimentazione più adatta.

Nel caso in cui il vostro cane ha fatto i test per le allergie ambientali e si è scoperta una allergia agli acari è importante sapere quali alimenti non dovrebbe mangiare.

Gli acari della farina e della polvere ( Tyrophagus, Acarus,Lepidoglyphus, Glyciphagus) sono considerati le principali fonti di allergeni per i cani con dermatite atopica. La allergie agli acari si sviluppa contro alcune proteine contenute anche nelle feci. Un concetto fondamentale è che se si uccide l’acaro non si elimina l’allergene, in quanto la proteina rimane comunque nell’ambiente sia con le feci che con il corpo dell’acaro. Per questo congelare i cibi o altro ha poco senso. Oltre gli acari della farina e della polvere vi sono poi degli acari che si trovano soprattutto nei magazzini di stoccaggio e che spesso provocano gravi reazioni allergiche agli addetti ai lavori. Oltre al contatto ambientale con gli allergeni degli acari, anche la loro ingestione provoca reazioni allergiche anche serie.
I cani possono essere allergici ai vari tipi di acari e si è visto che si possono avere reazioni crociate tra i vari tipi di acaro. Quindi se un cane è allergico ad un acaro della polvere in particolare, può reagire anche a tutti gli altri tipi di acaro anche se a volte in forma più leggera.
Sono stati fatti diversi lavori sul cibo commerciale secco per cani per capire se le informazioni potevano risultare utili nella gestione alimentare dei cani allergici.
In uno studio del 2008 (1), sono stati presi in considerazione dieci tipi di cibo commerciale per cani e due tipi di impacchettamento, da 1,5 kg e da 10 kg. Le confezioni, le formulazioni e le dimensioni delle crocchette erano differenti. I cibi selezionati erano tutti premium ed erano formulazioni per cani con problemi cutanei: 4 crocchette ipoallergeniche con proteine idrolizzate, 3 crocchette con fonti proteiche limitate, 1 crocchetta ricca in acidi grassi e 2 crocchette finalizzate al miglioramento del pelo. Alcune confezioni sono state aperte per le analisi al tempo 0 e poi sono rimaste aperte per sei settimane, altre confezioni sono state aperte, analizzate e ben richiuse per sei settimane. Inoltre lo studio è stato fatto sia in primavera che in estate e mentre alcuni campioni sono stati conservati in condizioni igieniche controllate altri sono stati conservati in un canile.
All’apertura delle confezioni non è stata rilevata la presenza di acari in alcun prodotto solo con l’osservazione microscopica. Analizzando invece in modo approfondito tre tipi di crocchette già contenevano corpi di acari.
Nelle confezioni conservate in ambienti controllati dal punto di vista igienico , anche se aperte non sono stati trovati acari (naturalmente si parla dei campioni dei sette tipi di crocchette che non presentavano acari all’apertura). Invece nelle confezioni conservate nel canile, in tutti i sacchetti aperti dopo 10 giorni si sono trovati acari(attenti quindi a chi vende prodotti sfusi) e in tre confezioni aperte e poi richiuse. Alla fine dell’esperimento, dopo sei settimane, in tutti i sacchetti aperti c’erano acari.
Sei confezioni su 10 erano contaminate nei sacchetti aperti e richiusi e in quasi tutti i sacchetti erano presenti tracce di acari o di feci.
A prescindere quindi che il cibo potrebbe uscire già contaminato dalla fabbrica, sia con acari vivi che morti, anche le condizioni in cui viene conservato il mangime possono contribuire ad una contaminazione successiva all’apertura. E non basta richiudere bene dopo che si apre, in quanto anche questo tipo di conservazione, in ambiente non controllato, ha portato alla contaminazione di molti campioni. Anche l’umidità elevata e temperature tra i 25 e i 30 gradi favoriscono la contaminazione sia di acari che di muffe.
In un lavoro del 2010 (2), si è studiata la capacità dell’acaro Tyrpphagus e di alcune muffe nei cibi commerciali per cani. E si è ulteriormente dimostrato che l’umidità ambientale ha un grosso impatto sulla proliferazione degli acari, in quanto a bassa umidità gli acari non solo non si riproducevano ma morivano. Naturalmente ciò conta poco se il cibo è già contaminato, ma tenere il cibo in luoghi asciutti dovrebbe minimizzare anche le contaminazioni.

Nel 2014 (3) è stato ripetuto in Australia uno studio sulla contaminazione del cibo secco per cani in confezioni aperte e chiuse. Sono stati presi in considerazione nove marchi di cibo utilizzando sia confezioni chiuse sia confezioni aperte nelle case di Sidney e Canberra, Australia. Il lavoro ha portato alla conclusione che c’erano contaminazioni sia all’apertura dei sacchetti nuovi (quindi contaminazioni in fabbrica) sia dopo l’apertura e la conservazione nelle case. E’ un dato anche più preciso del primo lavoro fatto nel 2004 perchè si poteva pensare che i canili fossero luoghi particolarmente sporchi, ma a quanto pare anche nelle case avviene facilmente la contaminazione.
Ci sono in rete e su PubMed molti altri lavori che giungono a conclusioni simili, quindi la contaminazione da acari (ma anche da muffe) del cibo commerciale secco è da tenere in forte considerazione quando si ha a che fare con un cane allergico agli acari in generale. Anche se non siamo sicuri al 100% che quel cibo sia contaminato, la possibilità che lo diventi anche dopo l’apertura deve eliminare la tipologia di alimento dalla dieta di un cane allergico.

 

1. Evaluationof storage mite contamination of commercial drydog food – PilarBrazis*, Montserrat Serra*, Alex Sellés*, FabienneDethioux†, Vincent Biourge† and AnnaPuigdemont VetDermatol. 2008Aug;19(4):209-14.

2. Tyrophagus putrescentiae mites grown in dog food cultures and the effect mould growth has n mite survival and reproduction. Canfield MS1, Wrenn WJ. Vet Dermatol. 2010 Feb;21(1):58-63

3. Storage mite contamination of commercial dry dog food in south-eastern Australia.
Hibberson CE1, Vogelnest LJ. Aust Vet J. 2014 Jun;92(6):219-24.

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